Mastoplastica additiva con tecnica “dual plane” inversa.

Questa nuova tecnica chirurgica, presentata la prima volta al Congresso della SICPRE di Genova nel 2005, e pubblicata sul numero di ottobre del Journal of Aesthetic Plastic Surgery ha la principale finalità di assicurare un risultato estetico naturale.

 


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Riassunto della comunicazione al Congresso SICPRE

Mastoplastica additiva con tecnica “dual plane” inversa.

Autori G. Esposito – G. Gravante*

Centro Grandi Ustionati, Ospedale S.Eugenio - Roma

*Dipartimento di Chirurgia Generale, Università Tor Vergata, Roma

Abstract

Scopo della ricerca: La mastoplastica additiva è un intervento chirurgico che continua ad avere sempre più successo tra i chirurghi plastici ed i loro pazienti. L’aspettativa più frequente che il paziente ha nei confronti di questo tipo di intervento è quella di un buon aumento di volume non disgiunto da una forma finale il più naturale e fisiologica possibile. Gli autori presentano i loro risultati con alcuni accorgimenti di tecnica volti ad ottenere un forma fisiologica e naturale e a minimizzare i rischi di dislocazione delle protesi.

Metodologia: E’ stata effettuata un’analisi retrospettiva della nostra casistica dal Gennaio 2000 al Giugno 2005. Le protesi preferite sono state quelle anatomiche di forma orizzontale.(serie L della Mc Ghan). La tecnica adottata nella maggior parte dei casi prevedeva l’apposizione sopramuscolare delle protesi nella parte superiore e la dissezione di una tasca di alloggiamento per 3-4 cm. inferiormente al muscolo grande pettorale a partire dal punto dove si esauriscono le fibre muscolari trasformandosi in una sottile fascia di inserzione.

Lo scopo di questa metodica è quello di evitare la superficializzazione della protesi a livello del bordo inferiore migliorandone la stabilità. La limitazione in altezza legata al limitato diametro verticale delle protesi scelte ha invece lo scopo di evitare la necessità di utilizzare la compressione del muscolo al fine evitare rigonfiamenti alo livello del polo superiore.

Risultati: Nel periodo di tempo indicato, 57 pazienti sono state operate mediante questa tecnica. I risultati hanno confermato le ipotesi degli autori ottenendo nella maggior parte dei casi una maggiore naturalezza finale della forma della mammella .Non è stato registrato alcun caso di dislocazione protesica. Una modesta contrazione capsulare si è presentata in 3 casi.

Conclusioni: L’approccio scelto fa sì che la protesi mostri la sua forma senza essere mascherata dal muscolo grande pettorale come spesso accade nell’approccio sottomuscolare. Inoltre, tale approccio si è manifestato più sicuro in donne con intensa attività fisica. La simmetrizzazione dei solchi sotto mammari, spesso necessaria , ma difficoltosa nel posizionamento esclusivamente sottoghiandolare è stata sempre effettuata senza complicanze. Infine il rischio di dislocamento o rotazione dell’impianto è annullato dalla scelta del modello a goccia ma di tipo orizzontale, che favorisce un naturale alloggiamento sempre che la tasca sia allestita nell’assoluto rispetto delle dimensioni della protesi scelta.

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